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La gestione delle ulcere - Il ruolo del flebologo

Chi si occupava di ulcere degli arti inferiori 30 anni fa poteva supporre che il miglioramento delle condizioni socio-igienico-sanitarie, avrebbe determinato una drastica riduzione di queste patologie.
In realtà ciò non è accaduto ed i nostri ambulatori sono a tutt’oggi frequentati da pazienti, non solo sempre più numerosi, ma anche sempre più anziani e molto spesso affetti da patologie multiple.
Le ulcere con componente vascolare vengono classicamente definite come: venose pure - arteriose (gangrene) - miste (arteriose + venose) - a genesi mista o multifattoriali.
In queste ultime si sommano danni macro e microcircolatori che debbono essere assolutamente identificati per una terapia corretta.
L’aumento dell’età media e la concomitanza con altre patologie comporta, nella maggioranza dei pazienti, una serie di concause associate a quella predominante, per cui è sempre più difficile trovare forme del tutto pure.
Sempre per questi motivi un paziente affetto da un ulcera degli arti inferiori può giungere all’osservazione ed essere preso in cura sia del medico di medicina generale, che da vari specialisti, di volta in volta il dermatologo, il diabetologo, l’angiologo, ecc.
Nella maggioranza dei casi, in realtà, esiste una componente vascolare importante, macro o micro circolatoria e la peculiarità del ritorno venoso degli arti inferiori impone che non si possa mai trascurare il fattore “stasi flebolinfatica” che può essere causa, concausa o solamente aggravante della patologia.
La stasi, infatti, determina un danno microcircolatorio, ormai riconosciuto, che da solo può determinare necrosi cutanea, ma che comunque tende ad aggravare i danni prodotti sul microcircolo stesso dalle altre patologie.
Quindi, sempre controllo della stasi nelle lesioni ulcerative degli arti inferiori, intendendo per controllo sia la sorveglianza e il monitoraggio, che l’attività terapeutica. La diagnostica è sì strumentale, ma è soprattutto clinica con attenta osservazione sia degli edemi che dei segni di i.v.c. La terapia è ottenuta, ovviamente, con mezzi compatibili con il quadro patologico in atto. Prima di tutto bendaggi, calze elastiche, compressione pneumatica intermittente e linfodrenaggio nei modi, nei tempi e nei limiti in cui possono essere usati, nonché correzione delle posizioni e degli atteggiamenti del paziente, nonchè terapia medica appropriata, compreso l’utilizzo di analgesici e tranquillanti che facilitino il riposo del paziente.
E’ chiaro che il professionista che è quotidianamente impegnato a valutare ed eventualmente a correggere l’inefficienza del ritorno flebo-linfatico è proprio il flebologo, che per la propria formazione dovrebbe essere il leader della gestione di queste patologie.
Nella nostra esperienza quotidiana vediamo spesso pazienti precedentemente curati da altri colleghi. Si deve, quindi, ribadire la necessità del trattamento integrato di questi pazienti, anche se è difficile pensare che possa essere sempre disponibile una equipe medica. Ma i singoli medici debbono aumentare le proprie conoscenze e ampliare i punti di vista.
Il flebologo dovrà usare la massima attenzione verso i problemi internistici e ortopedici, ma gli altri medici dovranno imparare a valutare correttamente l’efficienza del ritorno venoso a tutti i livelli macro e microcircolatori e non solo nelle ulcere venose, se non si vuol causare al paziente danni inutili e qualche volta irreparabili.

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