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Scleroterapia nel tempo

La scleroterapia ha avuto negli ultimi cinquant’anni periodi di maggiore o minore attenzione da parte degli utenti e dei medici. Dagli anni 60 e fino agli anni 90 gli agenti sclerosanti più usati erano: la glicerina cromica, il salicilato di sodio, il tetradecilsolfato, le soluzioni iodate ed il polidocanolo in forma liquida. La diagnosi e la valutazione dei risultati erano affidati solo alla semeiotica fisica, integrata raramente, dalla flebografia. Alla fine degli anni 70 inizia l’utilizzo del doppler che permette diagnosi molto più raffinate, ma non sempre completamente attendibili.
Tra la fine degli anni 80 e gli inizi degli anni 90, grazie alle intuizioni di Franceschi, l’applicazione di un distanziatore chiamato “tasca d’acqua” all’ ecodoppler, permise la visualizzazione anche del sistema venoso superficiale: una vera e propria rivoluzione.
Finalmente il flebologo poteva vedere l’apparato venoso e studiarlo, ma anche osservare gli effetti della scleroterapia: nasce così la scleroterapia ecoguidata ancor meglio ecocontrollata.
Inoltre, le scoperte di Cabrera di molti decenni precedenti sulle schiume sclerosanti, vengono elaborate e utilizzate per l’attività scleroterapica di tutti i giorni.
Pertanto abbiamo a disposizione oggi tecniche molto raffinate: scleroterapia tradizionale con liquidi, ecosclerosi e scleromousse.
Non possiamo definirle nuove metodiche, ma nuove tecniche, in quanto sfruttano lo stesso meccanismo di azione ed hanno le stesse finalità. Il fine principale è sempre quello di sclerotizzare, cioè chiudere il vaso trattato, per eliminarne il reflusso.
L’ecodoppler ci permette di vedere il vaso, le strutture e le arterie circostanti, l’ago all’interno del lume, l’agente sclerosante quando penetra all’interno di esso. Questo ci ha dato maggior sicurezza ed ha ridotto notevolmente i tempi di intervento.
Tuttavia, il meccanismo della sclerosi, la durata e l’estensione dello sclero, la ricanalizzazione non sono sostanzialmente influenzati dalla pratica di tali tecniche. La mousse sclerosante si è dimostrata estremamente più efficace della iniezione di uno sclerosante liquido, semplicemente perché è in grado di aumentare il tempo di contatto con l’endotelio e di mantenere costante la concentrazione dello sclerosante per alcuni minuti.
La terapia sclerosante è in sintesi il risultato di un complesso di conoscenze che si sono succedute ed affinate nel tempo, ma che l’operatore deve conoscere interamente. L’apprendimento delle tecniche, in maniera isolata, senza comprenderne l’origine e l’evoluzione, facilita il ripetersi di errori. La scleroterapia, in tutte le sue varie sfaccettature, deve essere praticata solo dopo un’ attenta e accurata valutazione diagnostica, eseguita personalmente ed oggi l’offerta di apparecchi di tutti i livelli facilita il compito.
Non si tratta più di una metodica di nicchia ed è probabile che nei prossimi anni
divenga, anche per i bassi costi dei materiali, un vero e proprio cardine per il controllo
della malattia varicosa.